La Val di Fassa devastata dal maltempo

La perturbazione nord atlantica Vaia (nome assegnato dall’istituto di meteorologia di Berlino) che ha colpito l’Italia da nord a sud tra il 27 e il 29 ottobre è sicuramente  una delle più forti, distruttive e violente della storia meteorologica recente.

I modelli lo avevano preannunciato da giorni, molti hanno previsto anche l’eccezionalità dell’evento e la stessa protezione civile aveva diramato il massimo stato di allerta, quello rosso! Ma molti non ci avevano creduto o hanno sottostimato l’evento. Forse per i troppi allarmismi precedenti andati a vuoto, forse per gli troppi impegni quotidiani che mettono la preoccupazione per il tempo all’ultimo posto delle priorità o forse perché nell’era tecnologica in cui ci troviamo certi eventi non potrebbero più succedere secondo il parere di qualcuno o ancora perché ignoranti, nel senso buono del termine, si ignora il comportamento da tenere in caso di allerta rossa?
La natura si è dimostrata in tutta la sua forza ed ha sferzato il nostro territorio devastandolo, lasciandoci senza corrente elettrica, con la rete idraulica in certi casi compromessa e la rete viaria completamente bloccata. È solo il lavoro di centinaia e migliaia di volontari di tutti i corpi, ad iniziare dai Vigili del Fuoco Volontari e tanti altri, nessuno escluso, che la situazione di grave emergenza si è risolta, tutto sommato anche in un lasso di tempo molto breve. Le ferite sul territorio sono però molto profonde e ben visibili. Interi costoni di bosco di montagna con i suoi Pini completamente cancellati. Alberi abbattuti ovunque e frane in quasi ogni costone. Per fortuna gli argini dell’Avisio hanno retto, ma è stato proprio al limite. Si, la natura fa anche questo, e pensare che gli eventi che accadono in altri parti del mondo, come gli Uragani e Tifoni, sono di potenza e portata, di gran lunga superiori a questo. Solo che il nostro territorio non è abituato a tale devastazione o meglio sono eventi che accadono raramente (l’ultimo risale al 1966, l’anno dell’alluvione in tutta Italia).
Quindi è colpa del clima che cambia o rientra nella statistica degli eventi estremi? Diciamo che è difficile rispondere a questa domanda, anche perché per fare statistica ci vogliono più eventi e più decenni. Ma in attesa del prossimo evento possiamo fare qualcosa, la cosa più semplice: prendere coscienza del valore del nostro ambiente, che il mondo ci è stato donato e che dovremmo quindi lasciarlo in eredità a chi viene dopo di noi allo stesso modo ed ancora che esiste un problema mondiale di inquinamento e di cambiamento climatico. Ecco, se iniziamo a prendere coscienza di questo, allora abbiamo già fatto un grande passo avanti e potremmo cambiare il nostro modo di pensare e soprattutto di agire in funzione a questo.
Il Trentino è già avanti nella differenziazione dei rifiuti, nella tutela del paesaggio e nei valori umani di convivenza, quindi un minimo di coscienza lo abbiamo. Ma occorre fare di più ed occorre diffondere questo modo di pensare e di agire. Occorre maggiore senso civico nei confronti del nostro ambiente, del nostro mondo.

Seguono alcune immagini delle devastazioni a Moena, Penia ed Alba, zona del passo Costalunga/Carezza

Testi e foto Dolomiti Meteo – Anton Sessa

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